AutoCAD con AI #14 - L’errore che ci ha fatto capire come parlarci


All’inizio, lavorare con l’AI dentro AutoCAD è come collaborare con un collega nuovo:
educato, rapidissimo, tecnicamente impeccabile… e che fraintende il 30% di ciò che gli chiedi.

Tu dici una cosa, lei ne interpreta un’altra.
Lei fa qualcosa, tu capisci qualcos'altro.
E nel mezzo ci finisce il DWG, poverino.

Poi arriva il giorno del “grande errore”: quello che nessuno dei due riconosce subito come proprio.
Non è colpa tua.
Non è colpa sua.
È proprio che non vi capivate ancora.

Quando l’AI sbaglia… perché ti sta ascoltando troppo

Paradossalmente, i primi errori non nascono da disattenzione.
Nascono da eccesso di zelo.

Tu dici “inserisci questo”, e lei lo inserisce davvero.
Tu dici “prendi quel dato”, e lei lo prende — anche se era quello sbagliato.
Tu dici “usa questo nome”, e lei lo usa — anche se esisteva già un omonimo in un layer impolverato del 2018.

L’AI non legge il contesto: legge le istruzioni.

E tu, nel frattempo, dai per scontate cose che lei non può conoscere:
il perché di una scelta, la natura di un attributo, la logica interna del disegno.

Così nasce l’errore perfetto: un fraintendimento elegante.

Quando tu sbagli… perché ti aspetti che l’AI intuisca

Anche noi, a essere onesti, non aiutiamo.
Diciamo “inserisci il blocco giusto”, come se ci fosse un blocco giusto per definizione.
Oppure “prendi i dati importanti”, come se l’importanza fosse evidente.

Noi lavoriamo di intuizione.
L’AI lavora di letteralità.

E nel mezzo ci sono tutte le sfumature che nessuno dei due vede.

Il momento in cui capisci che l’errore non è un difetto, ma un dialogo

A un certo punto, dopo tre o quattro tentativi falliti, succede una cosa sottile:
inizi a leggere l’errore non come un ostacolo, ma come un messaggio.

Quell’attributo vuoto?
Non è un problema: è un’informazione che non avevi esplicitato.

Quel blocco messo nel posto sbagliato?
È la prova che non avevi definito il criterio.

Quelle modifiche assurde?
Sono la tua logica vista con gli occhi letterali dell’AI.

È quasi commovente:
la routine stava solo cercando di capirti.

Il vero insegnamento: l’automazione è una lingua che si impara in due

Tu impari a essere più chiaro.
Lei impara a non fraintenderti (grazie ai prompt migliori).
E il DWG, lentamente, smette di soffrire.

Non c’è il “tu sbagli”,
non c’è il “lei sbaglia”.
C’è un processo in cui la precisione nasce dal dialogo.

Ed è qui che l’AI diventa davvero parte del tuo lavoro:
non quando fa tutto bene, ma quando tu e lei capite perché ogni tanto non ci riuscite.

Micro-frase di sopravvivenza

“Il miglior errore è quello che ci insegna come capirci.”

 

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