AutoCAD con AI #2 - Le finestre che si autocreano (e perché non fidarsi mai troppo di loro)
Nel capitolo precedente avevo automatizzato l’inserimento dei vani, e sembrava già una piccola conquista. Ma in ogni progetto arriva quel momento in cui ti accorgi che le aperture non ti parlano. Sono lì, perfettamente disegnate, ma tacciono. E allora scatta la domanda più fastidiosa e insieme più produttiva: “Come faccio a far dire qualcosa a queste benedette porte e finestre?”
Da qui parte questo secondo episodio del diario, dedicato alle aperture che si auto-etichettano… e a chi, come me, continua a non fidarsi mai troppo dell’automazione totale.
Nel disegno le porte e le finestre erano già blocchi dinamici, ma muti: contenevano i parametri giusti — larghezze, ante, proporzioni — senza però comunicarli all’esterno. L’idea è nata da lì: se il blocco sa quanto misura, perché non scriverlo da solo?
Le routine di base
Nel disegno le porte e le finestre erano già blocchi dinamici, ma muti: contenevano i parametri giusti — larghezze, ante, dimensioni — senza però comunicarli all’esterno.
L’idea è nata da lì: se il blocco sa quanto misura, perché non scriverlo da solo?
Ho cominciato con tre piccoli script AutoLISP:
ognuno dedicato a un tipo di apertura (porta singola, porta doppia, finestra).
Ciascuno legge i parametri dinamici e inserisce un’etichetta con la misura corrispondente sul layer dedicato alle quote.
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| Blocchi dinamici di base: finestra, porta a una anta e porta a due ante. (tutti leggono i parametri larghezza e altezza) |
Dopo un po’ di prove era chiaro che serviva un unico strumento.
Così è nata una routine più completa che riunisce tutto:
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riconosce automaticamente se l’oggetto è porta o finestra,
-
legge i parametri dinamici del blocco,
-
calcola la dimensione utile,
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inserisce l’etichetta sul layer corrente,
-
e la orienta nella stessa direzione dell’oggetto.
Il risultato è un piccolo automatismo “intelligente”: i blocchi già presenti diventano auto-esplicativi.
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Planimetria con blocchi dinamici non ancora etichettati. |
L’unico valore non determinabile è l’altezza. Nessuna entità geometrica nel disegno la contiene, quindi resta un campo da inserire a mano o da collegare a un database esterno. È un promemoria utile: la geometria parla, ma non sa tutto.
Questione di compromessi
Il punto di inserimento del blocco-etichetta non è sempre centrato alla perfezione: dipende da come il blocco sorgente è stato disegnato, dall’orientamento e dai parametri dinamici interni. Allinearlo “matematicamente” a ogni caso richiederebbe regole troppo rigide, e alla fine non ne varrebbe la pena.
In pratica, si scende a compromessi: un piccolo disassamento visivo vale la tranquillità di non impazzire dietro alla precisione assoluta. L’obiettivo non è la simmetria, ma la leggibilità.
Risultato
In pochi secondi ogni porta e finestra mostra la propria misura. Niente più “misura-copia-incolla”, niente errori di battitura: tutto leggibile, coerente e pronto per l’export in Excel.
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Dopo l’esecuzione di INSALL: ogni porta e finestra mostra i propri dati. |
Prima fai parlare il disegno, poi decidi se rifarlo da capo.
Morale (per chi sopravvive in AutoCAD)
Ogni volta che ripeti la stessa operazione tre volte, fermati e chiediti se non puoi insegnarla a qualcun altro — anche se quel “qualcun altro” è un’AI.
Prossimo episodio
AutoCAD con AI – Appunti di sopravvivenza #3
Blocchi, attributi e altre ossessioni
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