AutoCAD con AI #3 - Blocchi, attributi e altre ossessioni
Arriva sempre un momento in cui la routine funziona, ma il disegno no. Hai tutto automatizzato, i blocchi rispondono, le etichette si aggiornano… eppure manca qualcosa: la coerenza.
Spesso il problema non è cosa disegni, ma come. In molti progetti capita di avere blocchi diversi che raccontano la stessa cosa: uno creato mesi fa, un altro più recente, ma entrambi con lo stesso significato — codice, superficie, funzione.
In casi come questo, invece di ridisegnare tutto o copiarlo a mano, basta una piccola automazione. L’obiettivo non è rifare, ma riconciliare: far parlare lo stesso linguaggio a blocchi nati in momenti diversi.
Tutto è iniziato da un blocco semplice, nato per lavori veloci: conteneva solo la superficie.
Ma non sapeva dialogare con il blocco “ufficiale” dei vani, che invece aveva anche codice e altri dati standard.
Il risultato? Due blocchi che dicevano la stessa cosa, ma in due lingue diverse. Una piccola babele in formato DWG.
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Il blocco AREA, ora completo di CODICE_VANO e AREA_MQ. |
La routine che mette d’accordo tutti
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legge tutti i blocchi dei vani presenti nel disegno,
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per ognuno inserisce automaticamente un blocco derivato in corrispondenza,
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copia i valori di codice e superficie,
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li imposta sul layer dedicato ai blocchi di servizio,
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e ignora i duplicati se ne trova uno già vicino.
Per risolvere il problema ho scritto una routine AutoLISP che:
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I blocchi AREA generati automaticamente su layer SY_04_GENERICI. |
In pratica, è un modo per derivare un blocco di servizio da quello principale, mantenendo sincronizzati i dati senza rischiare di toccare il modello originale.
A cosa serve davvero
Questa automazione può sembrare piccola, ma in un progetto reale riduce errori e tempi di aggiornamento. Immagina di dover generare tavole o layer specifici per superfici, verifiche o report: invece di esportare o ricopiare dati, il disegno stesso produce i blocchi derivati con le informazioni già compilate.
È un modo per trasformare AutoCAD in un sistema “vivo”: il blocco dei vani è la fonte ufficiale, quello derivato il suo alter ego operativo, quello che va in stampa, nei report, nelle tabelle.
Perché è utile (anche psicologicamente)
C’è una parte quasi terapeutica in queste piccole automazioni. Quando i blocchi smettono di contraddirsi, il disegno sembra respirare meglio. Ogni elemento torna al suo posto, e anche tu hai la sensazione di aver rimesso ordine in qualcosa di più grande del DWG.
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Zoom sul risultato finale: dati dei vani perfettamente allineati tra i blocchi. |
In pochi secondi, il disegno si popola di nuovi blocchi , perfettamente allineati con i dati reali. Ogni volta che aggiorni un attributo puoi rilanciare la routine e tutto resta coerente.
L’ordine non nasce da sé. Bisogna dargli una LISP.
Prossimo episodio
AutoCAD con AI – Appunti di sopravvivenza #4
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